Il tempo sospeso. Da Natale all’Epifania. Capitolo secondo

Chi non ama le belle nevicate, come quella che ha avvolto l’intera Valle d’Aosta nel periodo dell’Immacolata del 2017? Tutta la regione, compresa la città di Aosta, è stata avvolta da un candido manto bianco che ha donato al paesaggio un’atmosfera incantata. L’Immacolata non poteva offrire alla regione dono migliore: vedere i bambini felici sul bob trainati dai loro genitori nel pieno centro cittadino, cogliere lo sguardo meravigliato di giovani e adulti di fronte all’affascinante spettacolo della dama bianca, sentirsi protetti dal silenzio della neve, capace di attutire i rumori più fastidiosi… Penso che siano emozioni che non hanno prezzo, per le quali valga la pena vivere qualche disagio!
E proprio il rallentamento imposto dalla nevicata all’ormai troppo fitta routine quotidiana permette di fermarci e riflettere sulle cose che hanno un valore vero. E cosa c’è di più bello in queste giornate innevate ormai prossime al Natale di preparare il presepe con i nostri cari?
In Valle d’Aosta sin dal XV secolo si prepara il presepe. Per lungo tempo è stato presente soltanto nelle chiese parrocchiali, realizzato sotto l’abile regia dei parroci, che si avvalevano di persone dotate di gusto e istruzione: insegnanti, artigiani e a volte artisti. Si trattava di qualcosa di importante che coinvolgeva tutta la comunità: durante il periodo natalizio, per la gioia dei bambini, le famiglie andavano in chiesa ad ammirare le graziose statuine che ancora all’inizio del XX secolo erano realizzate con pasta di pane, foglie di mais e pigne.
Durante i primi anni del secolo scorso il presepe appare nelle case dei piemontesi, ma si dovrà attendere il periodo compreso tra le due guerre per assistere al suo ingresso nelle abitazioni in città e nei borghi valdostani. La rappresentazione della Natività veniva preparata nel peillo, la stanza principale della casa, su un piccolo tavolo, o per terra. Col passare del tempo, le abitudini sono cambiate, così come la posizione dei presepi: oggi li si può vedere un po’ ovunque, sui terrazzi, davanti le abitazioni e addirittura all’interno del borgo di Bard nelle fontane!
Da piccoli manufatti casalinghi i presepi sono divenuti vere e proprie opere d’arte: affermati artisti locali realizzano splendide statuine, che è possibile ammirare ed acquistare durante la fiera di Sant’Orso, fiera dedicata all’ artigianato locale che si svolge tutti gli anni il 30 e 31 gennaio lungo le vie del centro di Aosta.
La tradizione valdostana non ci parla soltanto di statuine inanimate, ma anche di presepi viventi. La loro trama era semplice ed essenziale: un gruppo di giovani fedeli, travestiti da pastori, offrivano cantando l’agnello al Bambin Gesù. I bambini, vestiti di bianco, rappresentavano gli angeli. Queste rappresentazioni a volte mostravano elementi che avevano poco a che vedere con la sacralità del momento. Ad Arnad, per esempio, i giovani attori portavano un agnello che ogni tanto belava grazie ad un simpatico stratagemma che avevano ideato: si teneva la madre in fondo alla chiesa, la si stuzzicava fino a farla belare, di modo che l’agnello le rispondesse. A Perloz si aveva l’abitudine di nascondere un gallo sotto alla coperta, che veniva tolta all’offertorio facendolo improvvisamente cantare! Anche i giovani di un tempo amavano infrangere le regole!
L’effetto scenico dei pastori era ritmato dai Noël, canti in lingua francese e francoprovenzale dalle origini remote.
Accanto ai presepi viventi, durante le lunghe veglie invernali nelle stalle dei villaggi veniva raccontata la storia dalle origini piemontesi di Gelindo, contadino un po’ ignorante, ma anche generoso e pieno di buon senso che guida il gruppo di pastori diretti a Betlemme. Raggiunta la grotta, il simpatico protagonista rende omaggio al Bambin Gesù, saluta calorosamente Maria, si intrattiene con San Giuseppe parlandogli in piemontese ed incontra i Re Magi. Questo ed altri racconti intrattenevano le lunghe serate di un tempo, quando storie e leggende animavano la fantasia di grandi e piccini.
I temi presentati all’interno del seguente articolo sono tratti dal libro di Alexis Bétemps “Il tempo sospeso. Dal Natale all’Epifania. Il ciclo dei dodici giorni in Valle d’Aosta e dintorni” che vi invito a leggere.
